Il vento laterale

di Alberto Garofalo          



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Nella pratica del tiro con carabina, il vento è la variabile più imprevedibile e più difficile da gestire dal tiratore. Esso interessa sia il cacciatore sia il tiratore agonista, e tra i “fattori perturbatori della traiettoria” (quali: rinculo, torsione della canna, ecc.) è quello che può determinare significativamente la precisione del tiro a distanze anche brevi, trasformando una potenziale mouche in un 9 o in un 8, soffiando soltanto con modesta entità. La gestione di questa problematica richiede oltre ad una trattazione teorica, necessaria per comprendere e gestire il fenomeno anche una serie di regole pratiche per poter applicare le debite correzioni in tempi rapidi.


 

Aspetti generali (↑)

Provocato dalla rotazione terrestre e dal riscaldamento solare, il vento è una massa d’aria che si muove orizzontalmente da una zona ad alta pressione ad una a bassa pressione. Nella zona ad alta pressione (anticiclonica) la densità dell’aria è maggiore e le masse d’aria tendono a muoversi verso la periferia. Nelle zone a bassa pressione (cicloniche) la densità dell’aria al centro è più leggera e viene sollevata verso l’alto da parte dell’aria più pesante nelle aree vicine. Si ha in pratica uno spostamento di aria dall’area anticiclonica verso l’area ciclonica. La direzione del vento è pressoché parallela all’andamento delle curve isobariche (non perpendicolare a causa della forza di Coriolis), con una leggera inclinazione tendente dalle zone anticicloniche a quelle cicloniche, e la sua intensità è tanto maggiore quanto più le isobare sono ravvicinate fra loro.

I venti possono essere classificati come segue: costanti, periodici, locali e ciclonici. Di questi quelli che possono interessare il tiratore sono i venti periodici e i venti locali. I venti periodici sono venti che invertono la loro direzione al variare delle stagioni come i monsoni o del dì e della notte come le brezze. Queste ultime sono venti di modesta entità che, causati dal differente riscaldamento solare, durante il dì soffiano dal mare alla costa o dalla valle alla montagna per invertire poi la direzione durante la notte. I venti locali sono venti che soffiano irregolarmente nelle zone temperate tutte le volte che si vengono a formare aree cicloniche o anticicloniche. Tra questi ricordiamo la bora, lo scirocco e il föhn, vento caldo e secco che soffia prevalentemente in primavera e in autunno nelle vallate alpine verso l’Austria e la Svizzera e talvolta, raggiunge la Pianura Padana.

Il vento risente dell’attrito al suolo e la sua direzione è spesso modificata dalle caratteristiche del terreno. L’effetto è simile a quello di un fiume che scorre: l’acqua cerca sempre il percorso con la resistenza minore. Così il vento in presenza di ostacoli come gruppi di alberi o piccole colline tenderà a venire deviato in due flussi aventi direzione obliqua, mentre nelle gole la direzione del flusso del vento può essere addirittura invertita rispetto a quella del flusso del vento in entrata. Inoltre la direzione e intensità del vento stimata al suolo può essere diversa a 1÷2 m di altezza. Pertanto poiché la direzione e l’intensità del vento non sono quasi mai costanti e valutabili con precisione, la politica del tiratore deve essere innanzitutto quella di cercare di minimizzarne gli effetti con opportuni accorgimenti.

L’intensità del vento è misurabile tramite la scala proposta dall’ammiraglio inglese F. Beaufort (1774-1857) riportata in tabella 1. Naturalmente i livelli maggiori della classificazione rappresentano condizioni impraticabili per il tiratore.

 Tabella 1 – Scala di Beaufort per la stima del vento.


Parte Teorica (↑)

Prima di passare alla trattazione matematica è necessario comprendere il meccanismo con cui il proiettile viene deviato dal vento. Innanzitutto precisiamo che non si tratta di un effetto “vela” o di “trascinamento” come potrebbe essere intuitivo pensare ma, viene implicato un meccanismo più complesso che coinvolge la resistenza dell’aria e la tendenza al parallelismo del giroscopio (un giroscopio al quale venga applicato un momento esterno, tende a muoversi nel senso di sovrapporre il proprio asse di rotazione all’asse della potenziale rotazione relativa al momento applicato esternamente. Si tratta in definitiva di un moto di precessione)

Nel caso di un proiettile in rotazione destrorsa (con centro di spinta anteriore al centro di massa) che venga investito da un vento ortogonale proveniente da sinistra, avremo che si verrà a generare un momento ribaltante diretto verso il basso. La componente laterale del vento relativo al moto del proiettile infatti, tenterà di imprimere un momento secondo l’asse di imbardata (yaw), per la proprietà del parallelismo del giroscopio il proiettile tenderà invece a sovrapporre l’asse di rotazione all’asse di questo momento, volgendo la punta verso il basso.

Così facendo il proiettile acquista un angolo di incidenza e la resistenza dell’aria provoca un momento tale da tentare una rotazione sull’asse di beccheggio. Sempre per il parallelismo si otterrà invece un ulteriore momento orientato questa volta verso sinistra, cioè verso la direzione del vento. Il risultato complessivo è pertanto che il proiettile orienterà la punta verso il vento.
Come regola generale possiamo dire che i proiettili stabilizzati giroscopicamente tendono a spostare la punta verso il flusso d’aria in arrivo.

I due movimenti descritti sopra separatamente, sono in realtà contemporanei sino ad ottenere la condizione di equilibrio con il proiettile allineato alla direzione del vento relativo. Poiché il proiettile si muove con la punta inclinata di un certo angolo (qualche frazione di grado) rispetto alla linea di mira e la forza della resistenza aerodinamica agisce lungo il flusso d’aria, che è in linea con l’asse del proiettile ma non lo è rispetto alla linea di mira (che coincide con la direzione di avanzamento del proiettile stesso), il risultato è che si ha una piccola componente della resistenza aerodinamica che è diretta trasversalmente alla linea di mira, componente che dà luogo alla deriva laterale del proiettile. Il tutto è schematizzato in figura 1.

Che il fenomeno sia quello descritto e non un semplice effetto “vela” è avvalorato dal fatto che in realtà la deviazione del proiettile sul bersaglio non è solo visibile sull’asse orizzontale ma, anche se in misura molto inferiore, pure sull’asse verticale [6]. Per un proiettile in rotazione destrorsa, sul bersaglio avremo una deviazione in basso a destra per vento da sinistra ed in alto a sinistra per vento da destra (verticale invertita per armi con rigatura sinistrorsa). Inoltre, l’entità della deviazione verticale sarà direttamente legata alla rotazione (spin) impressa al proiettile: maggiore spostamento verticale per fattori di stabilità crescenti. Questo movimento verticale del punto di impatto sul bersaglio è da attribuire alla tendenza del proiettile di alzare o abbassare la punta che genera lieve portanza o deportanza a seconda della direzione del vento e del verso di rotazione impresso al proiettile stesso.

Avvalendoci della regola del parallelismo del giroscopio possiamo calcolare anche l’inclinazione del proiettile rispetto alla linea di mira (angolo orizzontale). Se ad esempio abbiamo un proiettile che viaggia a 800 m/sec ed un vento con velocità di 5 m/sec ortogonale rispetto alla velocità del proiettile, l’inclinazione di quest’ultimo (vedi figura 1) sarà data da:

arctan (5/800) = 0,36 gradi

 Figura 1 – Schema di un proiettile che si muove con un vento laterale proveniente da sinistra. Il vettore della velocità è parallelo all’asse della linea di mira mentre il flusso d’aria in arrivo (vento relativo) è parallelo all’asse del proiettile. Questo determina una piccola componente laterale della resistenza aerodinamica diretta trasversalmente rispetto alla linea di mira, componente laterale che è responsabile della deviazione sul bersaglio. L’inclinazione del proiettile è stata esagerata per migliorare la grafica.

 

La formula che descrive la deviazione dovuta ad un vento laterale costante lungo tutta la traiettoria è la formula di Didion che, per un vento che impatti il proiettile con un angolo di 90° è espressa come segue:

D = W • (t-tv)

dove:
D = deviazione (m)
W = velocità del vento (m/s)
t = tempo di volo (s)
tv = tempo di volo nel vuoto (s)

Il tempo di volo nel vuoto è dato a sua volta dalla relazione:

tv = X0/(V0•cosφ)

dove:
X0 = distanza dal bersaglio (m)
V0 = velocità iniziale (m/s)
φ = angolo di proiezione (gradi)

nota:
l’angolo di proiezione è l’angolo di cui è inclinata la canna al momento dello sparo. Nel nostro caso, tipicamente φ≈0, ne segue che cosφ≈1 quindi tv≈X0/V0.

Il termine (t-tv) viene detto “lag time” o tempo di ritardo ed è il termine che deve essere minimizzato per ridurre la deviazione. Quindi non conta quanto il proiettile resta esposto al vento (il tempo di volo totale) ma il ritardo che questo subisce. Una discussione su come minimizzare questo termine è affrontata nell’esempio 2. Il termine V0•cosφ è invece la componente della velocità del proiettile parallela al suolo (lungo l’asse delle X). Il problema maggiore è il calcolo dell’angolo φ. Questo può essere ricavato in vari modi, il più semplice può essere quello di calcolare la caduta noto il tempo di volo.

Vediamo un esempio pratico: sia da calcolare in condizioni Standard Metro la deriva a 300 m per un vento laterale di 4 m/sec di un proiettile in calibro .223 da 50 grs con Cb = 0,183 ed una velocità iniziale di 950 m/sec.
Il tempo di volo dato dalle tavole G1 è di 0,4385 sec. Essendo la caduta pari a (g•t2/2) questa sarà 9,81•(0,4385)2/2=0,94 m. Dividendo questo valore per la gittata si ottiene il valore della tangente all’angolo φ (3,13•10-3) che corrisponde ad un angolo (funzione arctg della calcolatrice) di 0,18 gradi cui corrisponde a sua volta un coseno di circa 1. Come detto in un precedente articolo difficilmente si arriva ad un angolo di proiezione maggiore di 2° anche nel caso di tiri lunghi ed in linea di massima si verifica abbastanza spesso che l’angolo φ sia piuttosto piccolo per cui nella maggior parte dei casi (come anticipato nella nota sopra), possiamo utilizzare direttamente la velocità iniziale.

Eseguendo i calcoli si ottiene una deviazione di 49,1 cm. Se il vento avesse impattato con un angolo di 30° (nota: per un vento ortogonale alla direzione del proiettile assumiamo un angolo pari a 90º ed un angolo di 0º per un vento che soffia in direzione opposta a quella di avanzamento del proiettile) avremmo dovuto moltiplicare il valore ottenuto per il seno di questo angolo. Per completezza teorica nel caso di vento parallelo o contrario alla direzione del proiettile, si somma o si sottrae la velocità del vento a seconda della sua direzione, ma questo effetto è comunque trascurabile dato che tipicamente la velocità del vento risulta molto inferiore a quella del proiettile.

Poiché questo calcolo viene effettuato da molti programmi di balistica non ci dilungheremo ulteriormente. L’equazione di Didion deriva da una complessa trattazione teorica, che se non fosse per l’impossibilità pratica da parte del tiratore di conoscere esattamente intensità e direzione del vento, consentirebbe il calcolo anche in caso di vento non costante su più tratti lungo la traiettoria [2]. Di questa trattazione teorica è importante, da un punto di vista concettuale, considerare la parte riguardante l’effetto del vento “vicino” e del vento “lontano”. Per effettuare questo tipo di calcolo, la formula di Didion va modificata come segue:

dove (vedi fig.2):
D = deviazione (m)
W = intensità del vento nel tratto considerato (m/s)
R = distanza totale (m)
Xi = punto di inizio del tratto considerato (m)
tR = tempo di volo totale (s)
tXi = tempo di volo per il tratto considerato (s)
VXi = Velocità iniziale al tratto considerato (m/s)

Il termine tra parentesi quadra è detto anche “fattore di peso” (ingl. weighing factor) ed è utilizzato per eseguire calcoli di deviazione anche per situazioni più complesse ed a cui avevamo accennato poco sopra.

 Figura 2 – Schema di calcolo del vento per un tratto di traiettoria.


Esempi di calcolo (↑)

Tutti gli esempi qui riportati fanno riferimento alle condizioni Standard Metro (15°C, 750mmHg, 78% UR, 0m slm) ed i calcoli balistici si intendono riferiti alle tavole di tiro G1.

Esempio 1
Consideriamo un proiettile calibro .22LR (Cb=0,113 su tavole G1) con velocità iniziale di 337 m/s ed un bava di vento di velocità 1,0 m/s (vento forza 1 in tabella 1) troviamo a 50 m una deviazione di 1,0 cm con un tempo di volo di 0,158 secondi ricavato dalle tavole di tiro. Poiché in un bersaglio da carabina standard la zona del 10 ha un diametro di 10,4 mm, un colpo destinato a raggiungere la mouche va ad impattare invece nella zona del 9!
Pertanto: l’effetto di un vento anche lieve non va sottovalutato specie nei piccoli calibri.

Esempio 2
Consideriamo il caso della tabella a seguire:

Deviazioni per vento laterale di 4 m/s (vento forza 3 nella scala di Beaufort corrispondente ad una brezza tesa) alla distanza di 200m per alcuni proiettili di uso comune
Calibro (pollici) Peso (grs) Coefficiente Balistico (G1) Velocità iniziale (m/s) Tempo di Volo (s) Energia Cinetica (Kgm) Tempo di ritardo (s) Deviazione (cm)
.308 168 0,404 840 0,262 392 2,4 9,6
.308 168 0,476 840 0,258 392 2,0 8,0
.308 180 0,484 760 0,286 344 2,3 9,1
.223 50 0,183 950 0,259 149 4,8 19,4
.223 70 0,314 920 0,245 196 2,8 11,0

Tabella 2 – Esempi di deviazione laterale.

 

Dai dati riportati in tabella 2, notiamo che per il calibro .308 la palla da 180 grs sebbene abbia una velocità più bassa e tempo di volo più elevato, subisce una deviazione comparabile a palle più leggere e veloci ma con coefficiente balistico più basso con una deviazione addirittura leggermente minore per la palla da 168 grs con coefficiente balistico di 0,404.

Inoltre tutte le palle in .308 nonostante la velocità più bassa subiscono una deviazione molto minore rispetto a quelle in .223 che hanno velocità più elevata. La prima impressione che ne deriva è che siano favoriti i proiettili con coefficiente balistico elevato. Le cose in pratica stanno effettivamente così, sono però necessarie alcune precisazioni. Analizzando i dati di tabella 2 da un punto di vista numerico (basta fare delle semplici proporzioni) ci si rende conto che ad una data variazione percentuale del coefficiente balistico corrisponde una variazione della deviazione all’incirca dello stesso ordine di grandezza e lo stesso dicasi per la velocità. Pertanto da un punto di vista prettamente numerico coefficiente balistico e velocità influenzano la deviazione in misura uguale.

Il tempo di ritardo è minimizzato da un coefficiente balistico elevato perché quest’ultimo minimizza la decelerazione subita dal proiettile, mentre una velocità elevata minimizza il tempo di ritardo perché come riportato in un precedente articolo (“introduzione alla balistica esterna”), a velocità elevate risulta minimizzato il coefficiente di resistenza aerodinamico, che è massimo in prossimità della velocità del suono e poi tende progressivamente a calare. A velocità elevate si ha di conseguenza una decelerazione proporzionalmente minore e quindi un minore tempo di ritardo.

Dal punto di vista pratico risulta tuttavia più facile incrementare significativamente il coefficiente balistico (il coefficiente balistico aumenta utilizzando anche soltanto una palla più pesante) dove sono possibili incrementi anche del 60% (sostituendo ad esempio nel .223 la palla da 55 grs con una da 70 grs), piuttosto che incrementare significativamente la velocità di pari proporzione se non generando pressioni che sarebbero di sicuro danno per l’arma. Infatti per ogni calibro esiste un livello di energia cinetica che per contenere i livelli pressori deve restare entro un determinato intervallo che è abbastanza caratteristico per il calibro considerato.

L’energia cinetica dipende dal quadrato della velocità e dalla massa del proiettile. Variando soltanto la massa del proiettile l’energia cinetica varia di pari proporzione, mentre aumentando la velocità l’energia cinetica varierà con il quadrato dell’incremento. Dovendo mantenere l’energia cinetica entro un determinato intervallo è senz’altro più facile aumentare la massa del proiettile per aumentare il coefficiente balistico e ridurre la velocità (per mantenere l’energia cinetica entro i limiti) piuttosto che il contrario. Una riduzione di velocità anche se modesta si farà sentire maggiormente sull’energia cinetica rendendo più facile il suo contenimento entro i livelli desiderati.

La cosa viene comunque da sé: a parità di dose e tipo di polvere (si raccomanda di consultare sempre le tabelle di ricarica) una palla più pesante avrà comunque una velocità più bassa rispetto ad una più leggera pur avendo entrambe energia cinetica simile poiché la “spinta ricevuta” è stata la stessa. Anzi i manuali di ricarica di solito in questa situazione tendono ad abbassare la dose per contenere i livelli pressori. Si noti inoltre che tra le due palle da 168 grs in .308 la differenza tra i due coefficienti balistici è già del 17% circa pur avendo entrambe la stessa massa. Il vantaggio di un coefficiente balistico migliore sulla deviazione viene avvertito soprattutto nel caso di tiri lunghi come si può notare in figura 4 nell’esempio successivo.
Pertanto: l’effetto del vento può essere minimizzato utilizzando proiettili con elevato coefficiente balistico. Di pari livello, l’uso di velocità elevate minimizza anch’esso l’effetto del vento ma le possibilità reali di incremento sono molto minori.

Esempio 3
Se consideriamo l’esempio riportato in figura 3, che è basato sui dati di tabella 2 dell’esempio precedente, notiamo un andamento di tipo esponenziale della deviazione rispetto alla distanza con la deviazione che varia indicativamente con il quadrato della distanza [4] (es. raddoppiando la distanza quadruplica la deviazione). Questo implica alcuni aspetti molto importanti. Innanzitutto notiamo un tratto iniziale per il quale la deviazione risulta minima (nel nostro caso fino ai 150 ÷ 180 m) ed un tratto in cui la deviazione tende ad aumentare rapidamente e dipende significativamente dalla distanza. In questa zona si sentirà anche maggiormente il vantaggio di un coefficiente balistico migliore essendo le curve più separate.

Queste due zone sono abbastanza caratteristiche del tipo di munizione/palla impiegato e grafici simili a quello riportato in figura 4 sono molto utili nel caso si effettui tiro a distanze variabili (es. caccia) per poter identificare le condizioni ottimali. Un tiro a distanze in cui la deviazione aumenta rapidamente, dovrà giocoforza essere legato and una stima molto stretta della distanza (stiamo sempre considerando un’ipotetica situazione di caccia). Facendo ad esempio riferimento alla palla in .308 con Cb di 0,404 (linea verde), consideriamo un bersaglio posto a 300 m e supponiamo un errore di 50m in difetto applicando la correzione per i 250m.

Indicativamente avremo calcolato una deviazione di circa 23 cm contro i circa 15 cm reali con un errore di 8 cm circa. Le cose vanno certamente molto peggio per la palla in .223 da 50 grs (linea viola) dove per la stessa situazione abbiamo una deviazione di circa 50 cm a 300 m e di circa 30 cm a 250 con un errore di addirittura 20 cm! Si vede invece già ad una prima occhiata che sotto i 180 m i margini di errore per la distanza sono molto più ampi per i calibri considerati e la deviazione risulta comunque di entità molto minore.
Pertanto: un tiro sufficientemente “corto” consente di minimizzare l’effetto del vento.

 Figura 3 – Grafico di deviazione per i proiettili di tabella 2. Si noti l’andamento di tipo esponenziale.

 

Esempio 4
Consideriamo i seguenti dati:

Calibro = .308
Peso = 168 grs
Cb = 0,462
V0 = 840m/s
Distanza = 400m
Velocità vento a 90º = 4,5m/s

vogliamo calcolare la deviazione per:

a – Un vento che soffia su tutto il tratto 0÷400 m
b – Un vento che soffia solo sul tratto 200÷400 m
c – Un vento che soffia solo sul tratto 0÷200 m

Dalle tavole di tiro otteniamo che:

t400 = 0,565 s (tR)
t200 = 0,258 s (tXi)
V200 = 713 m/s (VXi)

Caso a – Tratto 0÷400 m

Applicando la formula di Didion illustrata in precedenza per l’intera traiettoria si ottiene una deviazione di: 40,0 cm (angolo φ≈0). Questo risultato ci sarà utile per i calcoli successivi.

Caso b – Tratto 200÷400 m

Applicando la formula vista in precedenza per un tratto parziale di traiettoria abbiamo:

D = 4,5•[(0,565-0,258)-((400-200)/713)] = 11,9 cm

Caso c – Tratto 0÷200 m

Sottraendo dal totale otterremo la deviazione per il tratto 0÷200 m: 28,1 cm. Sarebbe stato più corretto dal punto di vista del calcolo ottenere questo risultato utilizzando un calcolo diretto, ma questo avrebbe richiesto una trattazione più complessa e laboriosa.

Ragionando in termini percentuali possiamo dire che il vento nel tratto 0÷200 m influisce per il 70% circa sulla deviazione finale a 400 m, mentre il vento che soffia nel tratto 200÷400 m influisce soltanto per circa il 30%. Questo del resto è anche ovvio, se pensiamo che a parità di angolo di deviazione, questa risulta tanto maggiore quanto maggiore risulta la distanza.
In altre parole, “avviata” la deriva del proiettile nel primo tratto da esso percorso, essa proseguirà “amplificandosi” sino al raggiungimento del bersaglio; “amplificazione” meno rilevante per deviazioni innescate nel tratto prossimo al bersaglio.
Pertanto: l’effetto del vento “vicino” ha maggiore influenza sulla deviazione rispetto al vento “lontano”.


Sul campo (↑)

Una volta applicato quanto detto in precedenza per minimizzare gli effetti del vento e averne stimato la velocità utilizzando la scala di Beaufort, è necessario poter effettuare le debite correzioni in tempi rapidi. Un metodo molto semplice è quello di costruire una “range card” in cui viene riportata la correzione da dare (come “click”, MOA ecc.) alle varie distanze per un vento laterale ortogonale di 1 m/sec (o anche più velocità). Le “range cards” possono essere stilate anche in automatico da alcuni programmi di balistica o dal sito: www.jbmballistics.com/ballistics/calculators/calculators.shtml. Esse possono essere in forma di tabelle o di schemi, la figura 4 ne riporta un esempio di applicazione semplice ed intuitiva che comprende anche le correzioni da dare per un vento avente diverse angolazioni. La disponibilità di una “range card” ci permette di effettuare le correzioni in tempi abbastanza rapidi con calcoli molto semplici.

 Figura 4 – Range card per una specifica cartuccia sulla distanza delle 600 Yards. Si notino i valori di correzione in MOA per vento tra 5 e 25 mph a step di 5 mph per varie inclinazioni del vento.

 

In figura 5 è riportato uno schema di impiego generale che riporta le correzzioni da effettuare per un vento avente direzione non ortogole alla traiettoria. Noto il fattore correttivo basta moltiplicare questo (diviso 100) per la correzione che si sarebbe dovuta dare per un vento ortogonale. Per situazioni in cui sia necessario avere una correzione più o meno precisa (a seconda delle necessità) si può costruire una figura analoga che consideri il valore di correzione medio per angoli più o meno estesi come specificato nella didascalia di figura 5. Nel caso in cui sia necessario avere una correzione più precisa possiamo fare riferimento alla tabella 3. Nelle condizioni di vento “vicino” e “lontano” diverso, l’approccio ottimale sarebbe quello di attendere che cessi il vento “vicino” apportando le correzioni per il solo vento “lontano”.

 Figura 5 – Schema di correzione per vento laterale a seconda dell’inclinazione. I numeri vicino alle linee fanno riferimento alle ore del quadrante di un orologio. Ad esempio per un vento che soffia dalle ore 3 si applica la correzione completa, per un vento che soffia dalle 1 si applica solo il 50% e nessuna correzione per un vento che soffia dalle 6. Questo tipo di schema è meno preciso di quello riportato in tabella 3. Alcuni autori propongono una semplificazione ulteriore dello schema con correzione del 100% per vento proveniente tra ore 2 e 4 e tra ore 8 e 10; correzione del 50% per ore 1, 5, 7 e 11; nessuna correzione per ore 12 e 6.

 

 Inclinazione del vento
(gradi)
 Correzione da apportare
(fattore moltiplicativo)
90 1
65 0,90
45 0,75
30 0,50
15 0,25

Tabella 3 – Schema di correzioni da apportare per un vento laterale a seconda dell’inclinazione. L’inclinazione è misurata assegnando il valore di angolo pari a zero a un vento che soffia in direzione opposta a quella di avanzamento del proiettile. Questo schema di correzioni è più preciso rispetto a quello riportato in figura 5.


Conclusioni (↑)

Poiché il vento è un fattore difficile da gestire, la politica del tiratore deve essere innanzitutto quella di cercare di minimizzarne gli effetti e poi di ricorrere alle debite correzioni o compensazioni. Gli effetti del vento possono essere minimizzati cercando di effettuare tiri sufficientemente “corti”, ponendosi quando possibile con il vento di fronte o alle spalle e utilizzando munizionamento con elevato coefficiente balistico. Una velocità elevata ha lo stesso effetto del coefficiente balistico ma lo “spazio di manovra” per ottenerla è minore. L’effetto di un vento anche lieve non va mai trascurato specie nei piccoli calibri come pure un vento vicino che ha maggiore influenza rispetto ad uno lontano.

Dovendo apportare delle correzioni per il vento è utile la costruzione di una range card che riporti in termini di click le correzioni da dare alle varie distanze per un vento laterale di 1 m/sec, riportando eventualmente anche correzioni per venti aventi altre velocità. Nel caso di vento non ortogonale si possono apportare correzioni semplificate secondo gli schemi visti in figura 4 e 5 o più precise come in tabella 3. Utilizzando gli approcci citati le correzioni da apportare vengono minimizzate e sono applicabili alla situazione in tempi rapidi.

 

Bibliografia:
[1] Brian Litz “Applied ballistic for long range shooting”
[2] Robert McCoy “Modern exterior ballistic”
[3] G. A. Pignone “Appunti di balistica”
[4] Precision Shooting, June 2000, p. 16.
[5] John Plaster “The ultimate sniper”
[6] Harold R. Vaughn “Rifle accuracy facts”
 


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3 Commenti

  1. Carlo

    Complimenti vivissimi, ho trovato l’articolo davvero molto interessante ed esaustivo (ha chiarito pressoché ogni dubbio o curiosità avessi in materia).
    Complimenti per il lavoro svolto e grazie per averlo condiviso!

  2. Rodolfo

    INTERESSANTE E MOLTO COMPRENSIBILE…
    BRAVI E COMPLIMENTI X L’IMPEGNO E LA PASSIONE!!!

  3. massimo

    Complimenti per la competenza e la chiarezza. Spero che lo leggano anche quelli che sostengono la maggiore resistenza all’effetto del vento da parte delle 22 L.R. più lente.

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