Ottiche: Parallasse e Messa a Fuoco | Armi e Strumenti

Ottiche: Parallasse e Messa a Fuoco


 
Parlando di ottiche di puntamento, i termini “parallasse” e “messa a fuoco” sono spesso equivocati. Esiste, di fatto, una certa incertezza sul significato e sugli effetti di tali regolazioni. A rendere ancora maggiore la confusione, sistemando la parallasse, si agisce anche sul livello di messa a fuoco del bersaglio.

Tentiamo quindi di fare ordine partendo dall’errore di parallasse: l’errore di parallasse si ha quando due oggetti, apparentemente allineati, non sono più tali dopo un leggero spostamento del punto di osservazione. L’unico modo per rendere indipendente l’allineamento dal punto di osservazione è quello di porre i due oggetti su piani coincidenti.

Per spiegare meglio il concetto facciamo un esempio: supponiamo di collimare le dita di due mani (vedi figura), a parità di posizione delle mani ci basterà spostare la testa a destra o a sinistra per perdere il precedente allineamento. Le dita appariranno sfalsate di uno spazio tanto maggiore quanto più ampia sarà la distanza tra le mani, e quanto maggiore sarà lo spostamento fuori asse del nostro occhio. L’unica condizione in cui l’allineamento diventa indipendente dal punto di osservazione è quando le dita si avvicinano tanto da sovrapporsi sino, idealmente, a coincidere.

Indici delle mani allineati Cambio del punto d’osservazione

 
Questo è appunto il compito della regolazione di parallasse nelle ottiche da tiro, essa esegue un doppio aggiustamento: porta sullo stesso piano l’immagine del bersaglio e quella del reticolo e al contempo, quando questi piani ottici coincidono, mostra al tiratore un’immagine ben nitida. Per quanto detto, se l’occhio del tiratore si muove fuori dall’asse dell’ottica (mutamento del punto di osservazione), una non accurata regolazione di parallasse determinerà un movimento apparente del reticolo sul bersaglio (perdita di allineamento). In queste condizioni si commetterà verosimilmente un errore di puntamento.

Passiamo adesso alla regolazione di messa a fuoco: essa serve per adattare l’oculare del mirino telescopico alle caratteristiche specifiche dell’occhio del tiratore, per questo motivo viene anche indicata come regolazione diottrica. Lo scopo di questa regolazione è di avere l’immagine del reticolo quanto più nitida possibile allo specifico osservatore. Normalmente si tratta di un aggiustamento da compiere una sola volta.
 

– Piani focali dell’ottica

Lo schema successivo mostra come, in una qualunque ottica, l’immagine del soggetto inquadrato si formi due volte all’interno del sistema di lenti (punti in cui le linee rosse si intersecano). Tali posizioni vengono chiamate piani focali. Il primo piano focale è quello più vicino alla lente frontale (obiettivo), rispetto al tiratore esso è posto oltre il sistema di lenti per l’inversione e lo zoom. Il secondo piano focale è invece quello più vicino all’oculare.

– Schema semplificato di un’ottica –

 

Per avere a fuoco contemporaneamente sia l’immagine del bersaglio che il reticolo, l’incisione di quest’ultimo dovrà essere sistemata esattamente in uno dei due punti focali citati. Con le ottiche ad ingrandimento fisso la scelta del punto focale è per lo più irrilevante; con quelle ad ingrandimento variabile la differenza diventa invece sostanziale:

– se il reticolo è sul primo piano focale (sigla FFP = First Focal Plane) le sue proporzioni rimangono costanti rispetto alle dimensioni del bersaglio.
– se il reticolo è invece sul secondo piano focale (sigla SFP = Second Focal Plane), le sue dimensioni rimangono costanti per il tiratore .

In altre parole, aumentando l’ingrandimento, il reticolo FFP sarà dilatato insieme all’immagine del bersaglio, quello SFP rimarrà invece della stessa dimensione, mutando quindi il fattore proporzionale rispetto all’immagine inquadrata via via sempre più ingrandita. Indipendentemente da dove si trovi il reticolo di puntamento, per evitare l’errore di parallasse è necessario che le lenti siano regolate in modo da formare l’immagine del bersaglio esattamente in coincidenza del reticolo.
 

– La regolazione dell’ottica

In una qualunque ottica la regolazione della messa a fuoco è tipicamente ottenuta con una ghiera prossima all’oculare. Il meccanismo di regolazione della parallasse dipende invece dalla tecnica costruttiva del sistema di mira. In base al modello si agisce: o ruotando la campana della lente anteriore, o operando su una terza torretta (oltre a quelle di alzo e deriva, in genere posizionata a sx), o ruotando una ghiera prossima a quella degli ingrandimenti (sistema meno diffuso e per ottiche con reticolo su secondo piano focale).

– Parallasse su campana obiettivo –

 

– Parallasse su terza torretta –

 

Alcune ottiche di mira, tipicamente con modesto ingrandimento, possono non avere la regolazione di parallasse. Essa sarà settata in fabbrica ad una distanza predeterminata (solitamente: 100m per la caccia, 50m per i calibri a percussione anulare, 300m per le armi militari), l’errore di parallasse a distanze diverse da quella di taratura non sarà quindi compensabile (il fuori fuoco disturberà poco grazie al basso ingrandimento). L’errore introdotto nel tiro dipenderà dalla reale distanza del bersaglio. Tale imprecisione, generalmente tollerabile a caccia, è assolutamente improponibile per il tiro in poligono.

Montata l’ottica sulla carabina, la prima regolazione da eseguire è senza dubbio quella della messa a fuoco. Posto il selettore degli ingrandimenti al valore massimo e inquadrato uno sfondo uniforme come ad esempio il cielo sgombro, si ruota la ghiera della regolazione diottrica in senso antiorario sino al suo punto di arresto. Fatto questo, si ruota nuovamente la ghiera lentamente in senso opposto, orario, fino ad ottenere un’immagine chiara e definita del reticolo. Trovato il punto ottimale di regolazione, la messa a fuoco non richiede altri aggiustamenti.

Per la regolazione della parallasse, se disponibile, bisogna porre il selettore degli ingrandimenti al massimo valore e ruotare l’organo di aggiustamento (torretta, campana o ghiera che sia) verso la distanza alla quale si presume si trovi il bersaglio, fino a quando l’immagine non appare a fuoco. A questo punto occorre muovere il capo (è più comodo in senso verticale) per disallineare lievemente l’occhio che mira rispetto all’asse dell’ottica, aggiustando finemente la parallasse sino ad annullare l’eventuale spostamento apparente del reticolo sul bersaglio, fatto questo lo strumento di mira è regolato adeguatamente. Se tutto funziona regolarmente anche l’immagine del bersaglio sarà perfettamente definita, in ottiche economiche potrebbe essere impossibile avere contemporaneamente l’immagine a fuoco ed il reticolo privo di parallasse. A differenza della messa a fuoco, la regolazione di parallasse andrà ripetuta ogni qualvolta si vari la distanza del bersaglio. L’errore di parallasse è particolarmente critico in condizioni di alto ingrandimento e di tiri su lunghe distanze.

Il seguente video mostra come il tiratore muova ripetutamente il capo ruotando contemporaneamente la terza torretta per la correzione di parallasse. La regolazione sarà quella ottimale appena annullato il movimento apparente del reticolo su bersaglio:



 

– Concludendo

In estrema sintesi possiamo dire che: la regolazione di messa a fuoco è relativa al solo reticolo, quella di parallasse al solo bersaglio. I tiratori spesso sottovalutano l’errore di parallasse insito in una non perfetta taratura del mirino telescopico. Una corretta calibrazione dell’ottica rappresenta invece un elemento decisivo verso la progressiva ottimizzazione dei risultati sul campo.
 


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    1 Commento

    1. Cesare Corso

      Trovo questo blog davvero molto interessante , complimenti !

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