.223 Remington: una storia avvincente

di Giuseppe Mingoia          

La storia della cartuccia .223 Remington, calibro che ha riscosso e sta riscuotendo molto successo, ha origini lontane. Alla fine degli anni ’50 infatti, i vertici delle forze armate americane decisero di dotarsi di un nuovo fucile in sostituzione dell’M14, si operò una scelta radicale ed il progetto di Eugen Stoner della Armalite, poi ceduto alla Colt, venne preferito ad altri. Tale progetto sarebbe divenuto noto a tutto il mondo come M16, un’icona dell’immaginario collettivo al pari del suo antagonista del blocco sovietico, l’AK47, anche conosciuto come Kalašnikov.

Le specifiche che portarono alla nascita della nuova munizione destinata all’M16 partivano da presupposti completamente diversi da quelli fino allora perseguiti dalle forze armate statunitensi. Infatti, invece di ricercare la massima penetrazione, si teorizzò una palla molto veloce che all’impatto potesse provocare lesioni irregolari e devastanti. Questo allo scopo di creare feriti da curare, piuttosto che salme da seppellire, in modo da intasare la logistica dell’esercito avversario.

Si partì da quello che si aveva già come munizione disponibile e che avesse caratteristiche simili, cioè il .222 Remington. Tale calibro, allungato e modificato, passando per tre diverse varianti del bossolo, nella prima metà degli anni ’60 divenne, con la palla M193, lo standard per questo fucile. Questa munizione aveva una palla da 55gr FMJ spinta a circa 990m/s in canna da 20” con rigatura inizialmente di 1:14, passo che donava quella instabilità naturale che tanti danni faceva “in vivo”, per poi essere portata a 1:12 per ottenere maggiore precisione. La scelta del piccolo e veloce, che consentiva di avere a disposizione più munizioni a parità di peso trasportato, fu poi condivisa anche dal Patto di Varsavia che mise a punto il balisticamente sovrapponibile 5.45×39 Russian.

– Dimensioni .223 Rem. –

 
Come prestazioni il risultato fu così buono che la Remington ne intuì le potenzialità commerciali e, poco dopo che il calibro fu adottato dell’esercito americano come 5.56×45 (1963), lo mise in produzione per l’ambito civile con il nome di .223 Remington (1964). In questa accezione divenne una delle munizioni più diffuse per il tiro informale e soprattutto per il “varmint”, attività diffusa negli USA tesa ad eliminare piccoli nocivi come il “praire dog” o cane della prateria. Per questa tipologia di tiro si prediligono infatti palle piccole e veloci ed ecco spiegato l’utilizzo di questo calibro con palle leggerissime prossime ai 40gr. In questa veste il 223 dimostrò una precisione intrinseca notevole, probabilmente dovuta all’angolo di spalla del bossolo ed alla volumetria interna in rapporto alla palla, che determinano regolarità di combustione e buona balistica interna.

– .223 Rem. con palla da 55gr –

 
Ritornando alla versione militare, la palla M193, la prima sviluppata per l’M16, aveva delle caratteristiche di precisione buone, con raggio medio di rosata di 2 MOA a 200 yards se stabilizzata da una rigatura con passo 1:12.

– Palla M193: FMJ 55gr –

 
Con l’esperienza si notò però scarsa penetrazione a distanza, l’esercito integrò la specifica di accettazione del munizionamento con il requisito di penetrazione di una lamiera di acciaio a 600 yards (570m) che dovesse avere lo spessore minimo di 10 gauge (3.4mm). Ciò diede i natali alla nuova palla, la SS109 NATO o M855 per la nomeclatura USA, riconoscibile dalla punta di colore verde (green tip) e sviluppata per la standardizzazione NATO del 5.56. Per migliorare le caratteristiche di perforazione la palla è dotata di un penetratore interno in acciaio che ha comportato un leggero aumento di peso (da 55 a 62gr) e un allungamento dell’ogiva.

– Palla SS109/M855: 62gr con penetratore in acciaio (parte ogivale sotto la mantellatura) –

 
Per la stabilizzazione di una palla più lunga si è dovuto adottare un passo di rigatura più corto. Come regola generale della balistica infatti, più una palla è lunga (o pesante a parità di materiale e calibro), minore dovrà essere il passo della rigatura, ovvero, per una corretta stabilizzazione giroscopica si dovrà imprimere alla palla un rateo di rotazione maggiore intorno al suo asse longitudinale. Il fatto di avere una palla più pesante ha d’altro canto comportato anche una resa balistica maggiore (più elevata densità sezionale), tanto che dalla SS109/M855 è stata mutuata la 69gr SMK della Sierra, diventata un po’ lo standard per le gare su lunga distanza, come poi la sua analoga, la 77gr SMK. Per la stabilizzazione del proiettile SS109/M855 sarebbe bastato un passo di rigatura di 1:9 o 1:8 ma, tenendo conto anche della palla tracciante ancora più lunga, si è preferito poi optare per il passo di 1:7. Alla fine si è arrivati ad avere una palla poco più lenta (930m/s invece degli iniziali 990m/s) ma, più penetrante e precisa alle lunghe distanze, con raggio medio di rosata di 1.6÷1.8 pollici tra 100 e 300 yards.

Contemporaneamente, nel settore civile, si è assistito all’affermarsi dei “black-rifle”, cioè dei derivati e cloni civili dell’M16, sia per l’utilizzo difensivo che per quello ludico/informale ed anche in competizioni sulle medie distanze. In questo caso, dovendo ingaggiare bersagli oltre le 300 yards, si è cercato di utilizzare palle pesanti che tenessero il vento ma che, necessariamente, richiedevano passi di rigatura più corti, come le 90gr HPBT in canne con passo di 1:6.5 .

L’esperienza sui campi di battaglia con la M855 ha fatto poi notare la tendenza di questo proiettile a trapassare il bersaglio senza incapacitarlo, soprattutto fronteggiando soggetti poco corpulenti con ridotto spessore del torace, poi modellizzato in gelatina balistica con uno spessore di 7.5 pollici. Per il miglioramento di questo requisito l’USArmy e l’USMC hanno cercato delle soluzioni seguendo strade differenti:
– L’USArmy ha sviluppato una nuova palla chiamata M855A1 in cui è stato modificato il penetratore spostandolo in avanti, costruendo la palla in ottone invece che in piombo e modificando il profilo dell’ogiva. Questa munizione ha dimostrato una lesività superiore al modello precedente con la caratteristica del tumbling già dopo 3 pollici di penetrazione. La maggiore capacità invalidante è anche supportata da una migliore penetrazione su bersagli solidi dovuta probabilmente alla diversa forma, a freccia, ed allo spostamento in avanti del penetratore, oltre che alla maggiore velocità della palla. E’ anche vero però che questa maggiore velocità è stata ottenuta con propellenti specifici ed una pressione media di esercizio maggiore che comporta una precoce usura della presa di gas e della canna.
– L’USMC ha invece trovato nella MK318-SOST (Special Operations Science and Technology) la soluzione al problema. Questa palla da 62gr, con penetratore arretrato e punta deformabile, soddisfa un po’ tutte le necessità: tumbling e frammentazione, penetrazione e resa balistica. In questa configurazione è stata appunto adottata dai Marines.

– Palla M855 (sx) a confronto con la M855A1 (dx) –
– M855A1: 62gr con penetratore in acciaio (parte ogivale parzialmente sporgente) –

 

– Palla MK318: 62gr con penetratore in acciaio (parte ogivale sotto la mantellatura) –

 
Entrambe queste palle sono “barrier blind”, cioè in grado di attraversare bersagli cosiddetti “duri” come corazzature leggere o finestrini blindati, mantenendo lesività al di là degli stessi. Assistiamo nuovamente a ciò che è sempre avvenuto nel campo degli armamenti: dall’armatura contro le frecce alla corazza reattiva per le cariche cave, passando dal giubbetto in kevlar anti-proiettile, lo sviluppo di nuove tecnologie e di contromisure ha dettato l’esigenza di aggiornare il potenziale bellico con nuove soluzioni che le controbilancino.

– Nuovi impieghi bellici e canne più corte

Il modificarsi delle condizioni strategiche e i nuovi impegni bellici in mutati teatri operativi, hanno evidenziato differenti necessità d’impiego delle truppe, sempre più di sovente schierate in ambito urbano. Questo ha portato a favorire l’impiego delle armi con canna molto corta. E’ così che la canna dell’M16, originariamente da 20”, così come tutte le sue declinazioni dall’A1 all’A4, è stata ridotta a 14.5” con l’M4, o anche a 12” o addirittura 10.5” per armi da impiego speciale. Questo ha determinato una minore velocità e di conseguenza una minore lesività della palla. Sotto gli 820 m/s si riducono gli effetti di frammentazione che rendevano questo calibro così devastante.

– Test in gelatina balistica con palla M193: gli effetti di frammentazione dipendono dalla velocità del proiettile –

 
Dietro la spinta del comando SOCOM (le forze speciali USA) per la messa a punto di un nuovo munizionamento per il fucile SCAR FN, si è variato il disegno del proiettile aumentandone il peso e rendendolo più lungo e frammentabile. Realizzata dalla Black Hills (una fabbrica di munizioni) la MK262 è stata concepita partendo dalla palla match da 77gr HPBT con l’aggiunta del “cannelure”, ovvero del solco di crimpaggio per evitare la dislocazione della palla durante l’alimentazione da serbatoio. Questa munizione ha delle ottime caratteristiche di lesività sulle lunghe distanze (anche sino a 700 yards). C’è da dire che il costo della munizione con questa palla è circa quattro volte maggiore di quello che impiega la M855.

– Palla M193 55gr (estrema sx) comparata con la MK262-Mod.1 da 77gr (rimanenti foto a dx) –

 
Per riassumere possiamo dire che al momento, l’USArmy ha adottato la M855A1, i Marines la Mk318 e l’M855, mentre le Special forces la MK262.

– Il 223 Rem. è uguale al 5.56 NATO ?

Data la genesi del .223 Remington ci si aspetterebbe che la versione militare, ossia il 5.56 NATO, sia praticamente sovrapponibile. In realtà non è esattamente così. E’ vero che le due cartucce sono di uguali dimensioni ma, cambia solitamente il tipo di cameratura dell’arma. Le armi militari hanno dimensioni più abbondanti sia per la camera di cartcuccia che per il free-bore, con un cono di forzamento più lungo e di angolo inferiore. La principale ragione è che tali armi dovono funzionare anche con scarsa manutenzione quando si accumulano morchie di sparo e con munizioni che potrebbero avere tolleranze costruttive maggiori. Le camerature in .223 Remington invece tendono ad essere più strette, e con un cono di forzameto più corto che impegna prima il proiettile.

– Comparazione cono di forzamento .223 Rem (sx) vs 5.56 NATO (dx) –

 
Le norme CIP (Commissione Internationale Permanente) definiscono una pressione massima per il .223 Remington di 4300 Bar (62366 psi). Tale specifica differisce da quella americana SAAMI (Sporting Arms and Ammunition Manufacturer’s Institute) che abbassa il limite pressorio a 3800 Bar (55114 psi). Tale variazione è da attribuire non ad un declassamento delle munizioni testate con specifica SAAMI bensì, alla diversa metodologia di rilevazione della pressione tra i protocolli CIP e SAAMI. La principale differenza consiste nel fatto che per il test manometrico CIP viene praticato un foro sul bossolo (a 25mm dal vivo di culatta) per esporre direttamente il trasduttore di pressione ai gas di deflagrazione, invece nel test SAAMI, il bossolo della cartuccia non viene modificato.

A causa di questa diversa impostazione della misura, il limite pressorio CIP per il .223 Remington può essere considerato equivalente a quello SAAMI. Così come possono essere considerati equivalenti i limiti pressori imposti per 5.56×45 definiti dagli standard: NATO EPVAT, test simile al CIP con presa del sensore però in prossimità della bocca del bossolo; e US Military SCATP, metodo analogo al SAAMI. Similmente a quanto visto nel confronto CIP/SAAMI, la specifica NATO EPVAT fissa il limite a 4300 Bar e l’US Military SCATP a 3800 Bar. Queste pressioni sono rilevate in canne manometriche con cameratura conformi alle specifiche 5.56 NATO, incluso il più graduale e lungo cono di forzamento.

Quanto detto implica che usare una cartuccia 5.56 NATO in un fucile con cameratura civile .223 Remington, possa verosimilmente determinare il superamento dei limiti pressori consentiti. In effetti, in Italia, non dovremmo avere problemi perché non si trova munizionamento 5.56 NATO in vendita, né munizioni di surplus militare. Sarebbe invece interessante sapere quale cameratura abbiano i vari cloni di AR in vendita. Come regola generale, se essi sono marcati 223 Rem dovrebbero avere quella civile, se hanno la dicitura 5.56×45, dovrebbero avere la cameratura militare. Grazie al minore free-bore le armi camerate in 223 Rem sono generalmente accreditate di un migliore raggruppamento della rosata.

– Sparare la SS109/M855 in una rigatura a passo lungo

Quello dell’utilizzo di palle SS109/M855 in differenti tipologie di canne è un problema per lo più sentito oltre oceano dove sono disponibili munizioni militari che, per i motivi precedentemente esposti, prediligono rigature a passo corto. Per l’uso civile esistono moltissime armi a passo lungo o lunghissimo, tipo 1:12 o 1:14, e l’utilizzo di un modello di palla concepito per un tipo di rigatura ma impiegato in un’altro, può determinare una dispersione della rosata.

In buona sostanza, si può certamente usare la M193 (55gr) in rigature per la SS109/M855 (62gr) ma non il contrario, la SS109/M855 risulterebbe instabile perché troppo lunga e pesante. Mentre utilizzando la M193 in una rigatura a passo corto non si ha un peggioramento della rosata ma, eventualmente, solo uno spostamento del punto di impatto sul bersaglio. Di fatto, bisogna soltanto conoscere il passo di rigatura della propria arma e adeguare opportunamente il peso palla. Se si resta intorno ai 55gr diciamo che tutte le rigature normalmente reperibili vanno bene.

– Concludendo

Il 223 Rem ha dunque caratteristiche interessanti: veloce, preciso e con buona penetrazione. A caccia può dare soddisfazione con prede medio piccole, al poligono stringe bene la rosata e in campo bellico assolve la sua funzione. La precisione intrinseca deriva dal felice connubio di volumetria e angolo di spalla del bossolo, tale da assicurare una buona progressione della spinta. Il fatto poi di accettare pesi di palla compresi in una forbice molto ampia, tra 45 e 90 grani, gli consente di coprire tutte le esigenze venatorie e sportive. Se a queste considerazioni aggiungiamo la facilità di ricarica e la vasta disponibilità di componenti, possiamo comprendere le ragioni per cui questo calibro si è affermato a livello internazionale.

Il mio personale apprezzamento del 223 Rem è diventato entusiasmo quando ho potuto testare queste qualità, in prima persona, sul campo. Dopo la diffusione dei cosiddetti “black-rifle” mi sono infatti convinto ad acquistare un Norinco CQA con canna da 14.5 pollici e una modesta ottica 4x, replica dell’ACOG. Con quest’arma sono riuscito ad ottenere delle rosate nell’ordine del MOA a 300 mt. Questo per un tiratore con poca esperienza sulle armi lunghe e che utilizza munizioni commerciali, per giunta con il peso di scatto a 2.5kg, penso sia proprio un gran bel risultato !

 


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2 Commenti

  1. Giacomo

    Veramente degni di encomio

  2. Giancarlo

    Complimenti veramente interessante è esaustivo

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